Il primo compleanno della pasta madre di Bologna

Ad un anno di distanza dal primo intervento per il progetto, abbiamo ricevuto questo messaggio di saluto da un partecipante, Deanna di Bologna. É il primo compleanno della pasta madre iniziata nel maggio scorso a Bologna.

Carissima Valentina,
probabilmente non ti ricorderai di me, ma di certo ricorderai di essere venuta a Bologna a maggio dell’anno scorso in occasione della vostra iniziativa FARE IL PANE A BOLOGNA. Da allora con quel pezzettino di pasta madre che mi avevate regalato, ne sono successe di cose! il traguardo più grande (per me) è stato quello di riuscire a far vivere la pasta madre!.. sono già 12 mesi..!

Ci piacerebbe ricevere notizie riguardanti le paste madri cresciute da quell’esperienza.

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05 2010

Fare il Pane a Bologna Video

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06 2009

Workshop, 9 Maggio, Mercato della Terra

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05 2009

Forno Photos

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05 2009

Call for participation / invito alla partecipazione

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04 2009

Slow Food on Film Festival: programma / schedule

La prossima settimana nelle giornate dell’8 e del 9 maggio il nostro intervento si terrá nel contesto del Slow Food on Film Festival, iniziativa che comprende proiezioni, mercati, laboratori, pranzi, degustazioni e incontri intorno al movimento Slow Food.
Potete scaricare l’intero programma di Slow Food on Film Festival qui.

On may 8 and 9 our intervention will take place in the context of the Slow Food on Film Festival, an event including screenings, markets, workshops, and tastings surrounding the Slow Food movement.
The complete schedule for the event is here.

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04 2009

Antiretorica: persone e luoghi

Sto iniziando ad individuare i frequentatori del Centro Sociale Anziani Giorgio Costa grazie alla curiosità che li porta ad avvicinarsi al nostro piccolo cantiere e a interessarsi chiedendo, suggerendo azioni e tecniche intorno al forno in costruzione. Questa mattina ho avuto occasione di parlare in maniera più approfondita con Franco, uno dei nostri principali interlocutori presso il Centro, che si è avvicinato chiedendoci il perché di questa passione per il pane e la costruzione di un forno. Franco viene da Ferrara ma da lunga data abita a Bologna, dalla prima giovinezza agli inizi degli anni Cinquanta. E’ stato uno degli ultimi a vincere il concorso per lavorare alle Poste Italiane con la licenza di scuola media. La professione si è sempre unita alla passione politica che ha fatto di Franco un partecipante attivo della vita sociale bolognese, dai sindacati ai consigli comunali, dal P.C.I. alla fondazione del Centro Costa nei primi anni Ottanta e alla sua presidenza.
Ha visto tutta la trasformazione subita dall’area della Manifattura delle Arti e vissuto le contraddizioni di quella zona che aveva aperto, con i finanziamenti stanziati a Bologna Città della Cultura 2000, aspettative, desideri, progetti, richieste, ridotti poi a clamorose delusioni e petizioni. Conosce la storia di quell’area in cui prima del rinnovamento degli anni Ottanta si trovavano il mulino ad acqua per la macina del grano (ora sede della Facoltà di Scienze della Comunicazione), il Forno del Pane (MAMbo) e il Macello Pubblico (Cineteca).
Mi racconta la storia del Centro Sociale, nato nei primi anni Ottanta all’interno dell’organizzazione comunale dei Servizi Sociali ma autogestito, e del luogo in cui si trova, un convento in origine circondato da orti e dalla casa dell’ortolano del 17° secolo. Storia raccontata anche ai giapponesi, sottolinea Franco, venuti in varie delegazioni a studiare il caso bolognese della partecipazione sociale.
Il centro è infatti uno dei trentasei enti dello stesso tipo presenti in città, e la regione Emilia Romagna è la più ricca di queste realtà, seguita da Toscana, Umbria, Veneto e da “qualcosa anche in Lombardia”.
Chiedo della petizione organizzata dalla comunità del quartiere contro il parcheggio di Riva Reno e Franco mi parla della sede storica della Manifattura dei Tabacchi, distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, nell’area dove ora si trovano gli uffici della Cineteca di Bologna e il Parco 11 Settembre.
Il luogo era rimasto chiuso per decenni prima che negli anni Settanta la sezione locale del P.C.I. decidesse di muoversi per rivendicare il luogo alla città.
Franco era tra coloro che un giorno decisero di sfondare il portone della Manifattura e di cominciare a ripulirla per mostrare al Comune la possibilità di rivendicare a livello Statale uno spazio spettante di diritto alla comunità cittadina.
Per parlare delle aspettative e dei diritti di una comunità locale su un’area che doveva essere pedonale e che ora si ritrova uno dei più spettacolari parcheggi multipiano del centro cittadino, Franco mi raccontava un’esperienza di crescita di consapevolezza civica compiutasi attraverso la dimostrazione di una possibilità da rivendicare pubblicamente.
Un gruppo di persone si è fatto tramite di una comunicazione complessa come può essere quella tra la comunità reale e le istituzioni e alla comunità ha consegnato la possibilità di riprendere in mano la cosa pubblica.
Confrontando questo racconto con altre modalità di riappropriazioni collettive più vicine a me, mi è rimasta la sensazione di una differenza profonda, laddove la parola occupazione oggi mi fa venire in mente il rischio di chiusura ideologica in cui vedo incorrere amici e conoscenti.

28

04 2009

ogni giorno qualcuno fa il pane/everyday somebody makes bread


Quando questo progetto è nato stavamo tutti già cercando qualcosa.
Io per esempio cercavo un modo per reagire ad alcune pratiche artistiche femminili che esercitavano un potere di attrazione e respulsione sulla mia memoria famigliare. Avevo appena scoperto gli esordi di Martha Rosler (USA), con il ritardo, la fatica e lo stupore che caratterizza la ricerca degli autodidatti, e volevo mostrare il lavoro Semiotica della Cucina a Chiara, amica e riferimento per eccellenza nel mio immaginario del femminile in cucina. Avevo anche deciso che mi avrebbero aiutato, lei e la sua cucina, ad operare un personale intervento di attualizzazione sul video. Niente di tutto ciò avvenne la sera che mi presentai con videocamera e laptop per iniziare a lavorare. Guardando il video della Rosler, Chiara si definì lontana da quell’immaginario che definiva lo spazio della cucina luogo di frustrazione e repressione del femminile, evocatore di morte e violenza e istigatore di volontà vendicatoria, forse.
Il modo in cui Chiara vive quotidianamente lo spazio e il tempo della cucina è fatto di cura e creatività e questi sono sentiti come forti esigenze. Secondo Chiara, siamo debitori del fatto che i processi che caratterizzano lo stare in cucina si sono trasformati da doveri e fatiche in azioni belle perché di rinnovata necessità. La consuetudine del fare il pane soprattutto, scoperta per la prima volta da Chiara, rappresenta il rinnovamento della considerazione del lavoro umano e la dedicazione al tempo che trascorre e alla durata. Come se nel pane si fondasse nuovamente il valore delle cose e divenisse allora fondamentale fare e dedicare attenzione a tutto il processo con cui si compie questa trasformazione. Il tempo trascorso nel fare diventa tempo di incontro tra azione umana e azione delle cose, tempo di osservazione privilegiata del rinnovarsi di una relazione di reciprocità tra natura e cultura, come scrive Enzo Bianchi ne Il pane di ieri (Einaudi, 2008).
Che sia il pane lavorato e poi lasciato riposare oppure l’argilla raccolta lungo un fiume per costruire il forno che servirà per la sua cottura, che sia l’inizio di un processo o il suo risultato materiale, nel racconto del farsi delle cose non hanno più importanza punti di inizio e di arrivo, si perdono le gerarchie e il processo si apre su se stesso. Sembrava un modo bellissimo per parlare di arte.

27

04 2009

da una poesia una canzone: un annuncio su kijiji

Abbiamo appena pubblicato sul sito di annunci KIJIJI Bologna un ad in cui chiediamo a cantanti, musicisti, gruppi, cantastorie o moderni menestrelli che avessero voglia di partecipare a loro modo al progetto di mettere in musica una poesia e di interpretarla con una performance musicale da compiersi durante le giornate di svolgimento del progetto. Alla ricerca di aria di festa.

Roque Dalton (1935 - 1975) é stato un poeta e rivoluzionario salvadoreno, clandestino e prigioniero fuggitivo da El Salvador, sostenitore della rivoluzione cubana e suo corrispondente inviato a Praga per osservare la rivoluzione socialista. Militante attivista dell’Ejército Revolucionario del Pueblo, tentó di aprire canali di comunicazione tra l’organizzazione e la societá civile. Venne giustiziato da un gruppo di commandos dello stesso ERP che lo accusavano di separatismo all’interno dell’oganizzazione.

Como Tú (1975)
Por Roque Dalton

Yo como tú/ amo el amor,/ la vida,/ el dulce encanto de las cosas/ el paisaje celeste de los días de enero.
También mi sangre bulle/ y río por los ojos/ que han conocido el brote de las lágrimas./ Creo que el mundo es bello,/ que la poesía es como el pan,/ de todos.
Y que mis venas no terminan en mí,/ sino en la sangre unánime/ de los que luchan por la vida,/ el amor,/ las cosas,/ el paisaje y el pan,
/ la poesía de todos.

Like You
By Roque Dalton

Like you I/ love love, life, the sweet smell/ of things, the sky-blue/ landscape of January days.
And my blood boils up/ and I laugh through eyes/ that have known the buds of tears./ I believe the world is beautiful/ and that poetry, like bread, is for everyone.
And that my veins don’t end in me/ but in the unanimous blood/ of those who struggle for life,/ love,/ little things,/ landscape and bread,
/ the poetry of everyone.

Come te
Di Roque Dalton

Io, come te,/ amo l’amore, la vita, il dolce incanto/ delle cose, il paesaggio/ celeste dei giorni di gennaio.
Anche il mio sangue bolle/ e rido dagli occhi/ che hanno conosciuto il sorgere delle lacrime.
Credo che il mondo sia bello,/ che la poesia sia come il pane, di tutti.
E che le mie vene non finiscano in me/ ma nel sangue unanime/ di chi lotta per la vita,/ l’amore/ le cose/ il paesaggio e il pane
/ la poesia di tutti.

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04 2009

day 4: collecting clay/ giorno 4: raccolta dell’argilla

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04 2009